martedì 29 gennaio 2013

Il 2012 enologico (prima puntata)

Il 2012 è stato un anno altamente enologico, non che in quelli precedenti il vino fosse mancato, ma le cose si sono fatte serie a partire da circa 12 mesi fa.
Più o meno da marzo, a corso inoltrato, ho iniziato a tenere un mio piccolo quadernetto dello sbevazzone, dove annoto impressioni e sensazioni organolettiche dei vini provati. Involontariamente questo è diventato una sorta di diario del 2012 e ultimamente lo sfoglio con piacere per ricordare luoghi e momenti in cui ho avuto davanti un certo bicchiere.

Maison Vauron


 Prima voce dello sbevazzone: Maison Vauron è un locale francese di Auckland, al piano terra vende pane, formaggi e altre ghiottonerie importate dalla Francia, al primo ha una vasta gamma di vini per tutte le tasche, dal Beaujolais a 10 dollari al Sauternes a 1000. Qui sono stato due volte, una con la scuola e una privatamente con alcuni compagni di classe perché oltre a comprare è possibile sedersi a un tavolo, prendersi qualche bottiglia e consumarla insieme alle specialità vendute al piano terra. Aaaah che grande magnata, i vini erano un Sancerre, un Côte de Brouilly (Beaujolais) e qualcosa altro che ancora non ho segnato, troppo impegnato a ingurgitare baguette, roquefort e comté.
Certo l'Italia non ha nulla da invidiare anzi, ma la cosa mi fa al contrario incazzare: perché non esiste un posto simile a tema italiano in tutta Auckland (? Al primo piano vini da ogni regione, al piano terra salami, formaggi, pane, olio. La gente si sceglie il vino con calma e se lo beve in un'atmosfera rilassata. Perché ci facciamo passare davanti?
Comunque da parte mia rispetto per i nostri cugini d'oltralpe.

Domaine de Pennautier 2010 (Carcassone)
Un rosé di Languedoc senza infamia bilanciato nell'acidità da un lieve residuo zuccherino, ma un po' carente a livello di alcol. Lo cito per presentare un altro locale di Auckland in cui sono tornato spesso, Vivace, in High Street. Un altro livello rispetto a Maison Vauron, ma con una discreta scelta di vini e la possibilità di ordinare piccoli assaggi per interessanti degustazioni comparate in compagnia. Con questo Pennautier però eravamo già alla fine del corso, non c'è data, ma forse avevo anche finito l'esame e stavo preparando armi e bagagli per Marlborough.

Spirit of Marlborough 2002


 Blend di Merlot e Cabernet bevuto nella stessa cantina dove viene prodotto, Herzog a Blenheim. Provato quando con una mia amica cinese e suo marito ci ritrovammo in questa ridente cittadina (loro provenienti da Christchurch in macchina, io da Auckland in aereo). Un vino che mi ha decisamente impressionato per la sua vivacità, a dieci anni dalla vendemmia. Pieno di corpo e tannini, alcolico, acidità spiccata: un vino che mostra i primi segni di maturità, ma può invecchiare ancora a lungo. C'è da dire che lo pagammo anche parecchio (tipo un'ottantina di dollari o qualcosa del genere).

Zest Café
Il mitico bar di Blenheim gestito da Doug, ufficiale della marina australiana in pensione. Qui ricordo due Gewurztraminer non particolarmente impressionanti (Forrest Estate e Mud House), ma coi quali attaccai bottone col suddetto Doug che poi mi invitò per una gita sul suo biposto sopra le valli di Blenheim e Seddon, forse l'esperienza migliore di tutta la mia permanenza.
Dicevamo i Gewurtz: entrambi 2009, Forrest Estate un po' "strano", con un sospetto odore di acetaldeide che mi fece pensare a una permanenza in bottiglia un po' troppo lunga; Mud House già meglio, un po' più fruttato e fresco. Sottolineo però che non sono un grande fan di questo vitigno.
Ancora chiara nella mia mente la canzone che passava nel locale in quei momenti.



Ancora Zest (minchia quanto bevvi quella settimana)
Wishart Estate Winery Camaraderie Dessert Merlot Rouge (non-vintage): a questo punto stavo già a casa di Doug (non casa sua, una che affitta in nero a backpackers e affini). Trattasi di stamberga degli anni venti prossima alla demolizione anche detta "Il castello degli Spifferi", per il freddo polare che faceva nell'ormai inoltrato autunno neozelandese. Doug mi prestò pure una stufa a gas, ma avevo troppo timore a tenerla accesa di notte per cui la mattina mi svegliavo coi pinguini che passavano vicino al letto.
Tutto ciò per dire che nella pagina di questo vino trovo anche la seguente nota: "Today I have a fucking cold". Cold che però non mi impedì di gustarmi questo simil-Porto da Hawke's Bay, dagli aromi un po' di ciliegia nera e uva passita, soffice nei tannini, amabile, ma bilanciato da una interessante acidità.

Downunder Bar&Café
Bar dell'aeroporto di Auckland, sulla via del ritorno in Giappone. Qui ordinai un Mt. Difficulty Target Gully Riesling 2011 (Central Otago) e un Villa Maria Private Bin Syrah 2010 (Hawke's Bay). Premetto che avevo ancora i postumi del raffreddore a cui ho accennato sopra, ma non mi impressionò nessuno dei due. Il primo dopotutto onesto, abboccato ma fresco, più fruttato che altro, non cattivo, ma simile a altri milioni di Riesling neozelandesi; il secondo ricco di corpo, un po' di spezie e frutta rossa, ma con uno spiacevole retrogusto verde in bocca.
Quella notte poi mi fermai all'aeroporto, nella zona panoramica. Per passare il tempo mi collegai a internet per ascoltare Sambenedettese-Ancona, play-off Serie D. Finì 1-0, sfumati i sogni di gloria anconetani.