venerdì 20 settembre 2013

Giappohaters: come e peggio dei Giappominkia

Quella del giappominkia, ammettiamolo, è una fase che abbiamo passato più meno tutti noi appassionati o ex appassionati del Giappone. Di solito accade in giovinezza, quando sei ingenuo e meravigliato da questo strano e affascinante mondo. Poi si cresce, l'interesse cala e ci si allontana, oppure ci si avvicina troppo, le aspettative vengono deluse e si affronta il Giappone vero, con tutti gli alti e i bassi della vita, gli aspetti positivi e quelli negativi.
Per questo non riesco a odiare del tutto i giappominkia: dopotutto ero uno di loro.

Con gli anni, e man mano che i delusi nei confronti del Giappone crescevano, l'intaanetto, ma soprattutto Facebook, ha cominciato a essere infestato da una genìa speculare a questa, ma altrettanto nociva: i giappohaters.
Per i giappohaters va tutto male: si lamentano del tempo, dell'economia, degli abitanti, dei treni (mah), della politica, delle Olimpiadi del 2020 in Giappone che porteranno il Paese alla rovina, delle donne con le tette troppo piccole, degli uomini col pisello troppo piccolo, di Tokyo, Osaka, dei manga, dei drama, della televisione, del cibo, del (inserire argomento a piacere) e ooooh ma quanto si sta meglio in Italia e ooooh ma quanto si sta meglio in Europa e ooooh ma quanto si sta meglio in qualunque altro posto di cui non ho la minima conoscenza ma le foto su internet sono così belle. Gente capace di scandalizzarsi se una volta nessuno si siede accanto a loro in treno, delirando su "micro-aggressions" (la tesi di Arudou Debito anche nota come "coda di paglia") e commettendo delle "macro-aggressions" ai testicoli della gente normale. Ed è tutta gente che vive in Giappone, avvolta dalla sacrale aura del "ma io ne so". E' anche gente che nella maggior parte dei casi insegna italiano e sta qui col visto matrimoniale, persone dunque che in Italia non sopravviverebbero e in altri Paesi sarebbero prese a pernacchie e costrette a tornare a casa in quattro e quattr'otto.

Di critiche al Giappone, specie nel Mainichi 3, ne ho rivolte molte. C'è stato un periodo in particolare, credo fosse il 2009 o giù di lì, in cui ero particolarmente feroce. Poi però ho smesso per un semplice motivo: avevo scelto io di vivere in Giappone. Per cui un giorno ho consapevolmente deciso che finché non me ne fossi andato in un altro Paese avrei trattenuto la rabbia e l'avrei incanalata allo scopo di andare via.
Non fraintendetemi criticare è legittimo. Lo faccio anche io e ci mancherebbe. Chi ribatte "Se non ti piace il Giappone vattene" è un povero ingenuo. Non tutti sono liberi di andarsene, se non si ha famiglia magari, ma con una moglie e dei bambini lo spostamento diventa complicato, richiede tempo. Chi afferma "Sei un ospite qui, non sputare nel piatto dove mangi" sta delirando. Sono "ospite" qui come lo sarei in una casa dove pago l'affitto. Dal Giappone non sto solo prendendo, ma sto pure dando, in termini di tasse e lavoro.
Rispetto la scelta di alcuni blogger come Luca di Giappo Pazzie di dare un taglio critico ai loro post. Ci vuole perché no, sono anche utili. Non è il mio stile, ma lo rispetto. O Albino che ne aveva le palle piene e molto coerentemente se ne è andato e si fa ogni mese il suo viaggetto a Tokyo.

Ma penso anche un'altra cosa: chi arriva e si ferma in Giappone non è qui per caso. Spesso per arrivarci ha lottato duramente. Ha convenienza nel restare qui, cioè vive meglio qui di come vivrebbe altrove, oppure è impossibilitato ad andarsene. Se è impossibilitato ad andarsene è perché a un certo punto della sua vita ha deciso di sposarsi qui e magari fare dei figli. In entrambi casi è una vita che CI SI E' COSTRUITI DA SE'.
E ora guarda caso si trova a non potersi muovere, ad accumulare frustrazione su frustrazione e a sfrangere i maroni a chi invece lotta tutti i giorni, ma alla fin fine è consapevole che c'è di peggio. Anzi questi ultimi, quando cercano di buttare acqua sul fuoco delle loro lagne, vengono pure accusati di essere insensibili, di non voler vedere. A mio avviso invece sarebbe anche il caso che chi è causa del SUO MAL, pianga UN PO' SE' STESSO invece di frullare i nostri (miei) maroni.

Spaccapalle del genere sono in tutto il mondo. Scommetto che in Germania, in Francia, negli USA è pieno di gente del genere. Ce n'erano perfino in Nuova Zelanda (che ha la sua bella dose di assurdità, tipo il divieto assoluto di vendere alcol nei festivi).
Grazie al cielo non sono costretto a frequentarli e infatti cancellarmi dai gruppi in cui imperversano è stato semplice e indolore (mi dispiace per l'altra gente normale, ma amen).

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