venerdì 19 dicembre 2014

Prendete, bevete, questo è il mio sangue

Sono il primo a considerarmi un impedito nel servizio, in particolare se devo farlo davanti a qualcuno, e proprio per questo ho sempre evitato di lavorare in bar e ristoranti (con rare eccezioni). Però oggi mi è capitato un esempio di mongoloìdia difficilmente credibile.

Sono quasi le cinque in ufficio e mentre faccio di tutto per finire le mie cose per tornare a casa presto (purtroppo fallendo miseramente) una collega mi passa la telefonata di un cliente. Il problema: non riescono ad aprire una bottiglia. Non è la prima volta che mi capita, quando lavoravo all'enoteca una signora aveva chiamato per una questione simile, però allora si trattava di una bottiglia di Dauvissat (o forse Raveneau, non ricordo) cioè una di quelle col tappo ricoperto di cera (al posto della più comune capsula di alluminio). Una persona non abituata effettivamente può rimanere spiazzata. Meno comprensibile il genio che invece aveva tentato di aprire il lambrusco frizzante (col tappo a fungo) usando un cavatappi, ma soprassediamo.
Però almeno qui si trattava di privati, non di un locale provvisto di sedicente sommelier.
"Pinco Pallino vuole sapere come si fa ad aprire la bottiglia di Stracciacazzo di Montebarboso perché il tappo non è né stelvin, né sughero." mi spiega brevemente la collega.
Un grosso punto interrogativo si materializza sulla mia testa. Lo Stracciacazzo dovrebbe avere proprio il tappo stelvin, cioè a prova di ritardato: tieni fermo con una mano, giri con l'altra e voilà. Del resto che dovrebbe avere, il tappo di vetro come certi porto? O magari quello in plastica tipo Sileni?

Cioè questo qua.
Alzo la cornetta e mongol casa mi aspetta.
"Guardi lo Stracciacazzo ha proprio il tappo stelvin, lo gira e via." spiego
"Ma vede il nostro sommelier non è riuscito ad aprirlo." ribatte il cliente.
"Mah sa può capitare di trovare una bottiglia col tappo difettoso, a volte girano a vuoto e ci vuole molta forza per riuscire. E' ancora chiusa?"
"Sì."
"Beh allora se vuole ce la restituisce, la rimborsiamo."
Momento di silenzio.
"Sì ma vede" pausa imbarazzata "In realtà la bottiglia è un po' sporca: il sommelier quando ha visto che non riusciva ad aprirla ha tirato fuori il coltellino del cavatappi e ha provato a tagliare la capsula, ma purtroppo gli è sfuggito e si è ferito alla mano. Adesso l'etichetta è sporca di sangue eheh (risata imbarazzata)."
"LooooL no cioè mi scusi se rido, ma davvero cioè..."
"Ma lei allora mi garantisce che il tappo è stelvin e va solamente girato?"
"Guardi al cento per cento."
"La bottiglia allora possiamo restituirla, anche se è sporca? E poi ha anche dei tagli sulla capsula."
"Non si preoccupi asd poi ce la vediamo con l'importatore."

Io mi domando quale sommelier possa mai avere la grande idea di provare a tagliare un tappo stelvin (ben più duro della capsula di alluminio) col coltellino, veramente. Era diplomato al Cepu? Se vedi che gira a vuoto, la bottiglia è evidentemente fallata: te la metti via e al cliente offri qualcosa di diverso. Posso solo immaginare che fenomenale figura di merda può avere fatto questo tipo, magari al tavolo davanti a una coppietta in amore o a una famiglia in uscita settimanale.
Domani questa bottiglia ci torna, voglio proprio vederla. Nel frattempo ho avuto modo di avvertire l'importatore il quale, preoccupatissimo, ha telefonato al locale e ha espresso le sue profonde scuse per l'accaduto. Cioè vedete? Io italiota mi so fatto una risata e non mi è passato nemmeno per l'anticamera del cervello di scusarmi, lui giappo invece... Quando si dice che il mondo è bello perché vario.

sabato 11 ottobre 2014

Nuntio vobis gaudium magnum

Habemus vinum japonicus piaciutum Tonariis!
Ahah vabbé diciamo che di bottiglie decenti ne avevo già incontrate, ma finalmente ho trovato un vino che posso consigliare senza riserve.


2013 Unwooded Nagano Chardonnay di Chateau Mercian, il primo a destra nella foto. Anche il Muscat Bailey-A e soprattutto il Koshu Gris de Gris non hanno sfigurato (buona idea la macerazione sulle bucce), ma lo Chardonnay mi ha davvero stupito.
Naso molto incisivo con aromi tropicali di banana e ananas, mela verde e pompelmo, insieme a una ben dosata mineralità (sassi bagnati) e a un leggero accento di miele. Annusandolo e riannusandolo mi ha ricordato il Macon-Village di Domaine de La Bongran, dove il produttore è solito lasciare insieme agli acini sani anche alcuni affetti da botrite. Sostenuto da una buona acidità, mostra però un certo spessore e un corpo relativamente cicciotto e soddisfacente.
Finalmente un buon vino dal rapporto qualità-prezzo ragionevole (2500-3000 yen, per me ci possono stare).

E la cosa mi ridà un po' di fiducia nei confronti del vino giapponese, forse pian piano anche questo Paese comincia a maturare dal punto di vista enologico. Certo l'arcipelago non  è avvantaggiato da fattori culturali e climatici, ma per essere un Paese tradizionalmente non produttore di vino e non toccato dalla colonizzazione europea i risultati sono più che buoni. Anche il mercato sembra aver superato la fase bifolco arricchito che non capisce una fava ma compra Chateau Margaux perché fa figo (stadio in cui si trovano ora i cinesi) e c'è una curiosità più genuina nei confronti della nostra amata bevanda.
Curiosità che paradossalmente è invece quasi assente per la birra: l'alcolico biondo che fa impazzire il mondo (non il crodino) è il più bevuto in Giappone, ma la stragrande maggioranza dei consumatori trinca appunto solo lager o pilsner, senza sapere neanche cosa stia effettivamente bevendo. Doppelbock, Schwarzbier o Altbier sono quasi sconosciute, le Stout e le Ale hanno un limitato seguito nei pub inglesi e irlandesi, ma leccornie come Indian Pale Ale, Weissbier (tedesche e belghe) o Porter sono un mercato di nicchia. Una volta, in un noto supermercato di Kobe (Ikari), sono passato davanti ad un piccolo stand di degustazione di birra artigianale italiana: la ragazza dello staff, eccitatissima, ha preso a raccontarmi di come fino a quel giorno avesse creduto che le uniche birre buone fossero quelle giapponesi. Buonanotte eh! E questo nonostante sia pieno di ottime microbreweries giapponesi.
Alla birra insomma non è data la dignità che meriterebbe, la televisione ne veicola un'immagine unicamente da bevanda dissetante da ingurgitare tutto d'un fiato dopo l'ofuro o durante un barbecue (glulgluglu aaaaaaah). E quando le vedo mi viene una certa tristezza.

Ma torniamo al vino. Una mano forse l'hanno data anche alcuni manga, in particolare Kami no Shizuku o Sommelière. Personalmente ci ho provato a leggerli, e danno anche informazioni utili, però mi fanno troppo incazzare: mentre io sono lì che sputo sangue per capire alla cieca la differeza tra un Sylvaner e un Muller-Thurgau, devo sorbirmi le storie di questi genietti del cazzo che poco più che ventenni ti riconoscono varietà, Paese, regione, produttore, anno, gruppo sanguigno del viticoltore e compleanno della persona che ha raccolto l'acino finito dentro al vino nel bicchiere.


Figlia mia, ma che vita hai vissuto? Hai bevuto borgogna sin dalla culla? Nel biberon c'era Meursault? Come stracazzo è possibile tutto ciò? Capisco riconoscere il Pinot Noir, capisco al limite indovinarne la regione, ma l'anno, il villaggio e il produttore (più o meno)? Questo è l'Holly e Benji del vino, solo che mentre su Holly e Benji i tiri scappellati sono talmente bizzarri da risultare palesemente finti, qui qualche sempliciotto potrebbe anche pensare che sia possibile per un sommelier riconoscere perfettamente quanto è versato nel bicchiere.
Anche Kami no Shizuku ha la sua bella dose di cazzate e il drama forse è pure peggio. Poi ripeto: si ricavano anche delle informazioni interessanti, ma che fatica.

Uh ma quanto ho scritto e sì che eravamo partiti dall'Unwooded Chardonnay. Vabbé insomma se lo trovate bevetelo, per quanto mi riguarda insieme al Koshu di Aruga Buranka è il miglior indigeno che abbia provato sinora.
Sono ancora un po' indeciso sulla convenienza di mettersi seriamente ad analizzare il vino giapponese (non esistono studi in inglese e potrebbe valerne la pena), ma di certo vini come questi sono incoraggianti.




domenica 5 ottobre 2014

Frozen balls

Quanto c'hanno sfrangiato i maroni in TV con sto アナと雪の女王 (in Italia, Frozen, il film della Disney). Ogni occasione era buona per mettere su la canzone e farla cantare nelle più disperate versioni (quella nel dialetto di Osaka molto divertente lo ammetto).


Ma cosa posso aspettarmi?
E' triste dirlo, ma i programmi giapponesi, almeno quelli in chiaro, fanno davvero pietà. Ci sono delle notevoli eccezioni come la TV per bambini, qualche quiz, un po' di cose della NHK, Yoshimoto Shinkigeki, anche 逃走中 (Tousouchuu, una sorta di acchiapparella on steroids) se vogliamo, ma sono piccoli isolotti in un mare di grande mediocrità.  E' un varietà continuo, a ogni santa ora di ogni santo giorno, è come avere perennemente Buona Domenica su più canali, a volte senza valide alternative (!).
I più bernardi fingono di intrattenere, ma in realtà fanno solo pubblicità alla catena o al negozio di turno: interessantissimo vedere due famosi prezzemolini esplorare in lungo e in largo Nitori (tipo Ikea giapponese) e provarne tutti i mobili e gli accessori. Yawn. Che poi non si capisce mai che mai avrà fatto certa gente per essere famosa, a me sembrano perlopiù dei freak assurdi o la solita fica che vabbé capirai. Anche quando magari capita il servizio interessante vorrei davvero sapere per quale motivo devono lasciare in alto il box con le facce dei vip in studio, ma a che diamine serve? Quale potrà mai essere il mio interesse nel vedere le reazioni di certo ciarpame al video? (a seguire esempio preso a caso)


Mah.
Poi c'è quel programma che parla dei giapponesi residenti in posti strani in giro per il mondo. Ecco l'idea è carina, però a volte si sfocia un po' troppo nella ricerca del bizzarro (per far sgranare gli occhi alla gente a casa e a quella in studio ovviamente, sempre visibile nel suo piccolo inutile box sull'angolo superiore). Altre volte invece cade rovinosamente nel ridicolo: ricordo una volta il racconto di una donna, residente tipo in Africa mi pare, che si era detta stupita all'inizio quando durante un pranzo la gente si era incazzata perche lei aveva sonoramente scoreggiato. Vi giuro, spero di aver capito male. Forse boh pensava tanto qui son tutti negri chemmefrega! Allibito. Oppure un'altra perla, questa recente, dove si mostrava in Canada un distributore di mariujana (in piccole dosi e per uso "terapeutico" pare sia legale acquistarlo). Grande stupore in studio (vedi boxettino) e messaggio in sovraimpressione: "L'acquisto è illegale per i cittadini di nazionalità giapponese". Ahahah perché se un giapponese vive in Canada si applica la legge giapponese? Tipo i trattati ineguali nel Giappone dell'Ottocento? Il problema è che mia moglie a ste cazzate ci crede, se no mi farei giusto due risate.
Che poi intendiamoci pure la tv italiana (quello che mi ricordo) fa piangere e la neozelandese non era tanto meglio (cricket a tutte le ore, non scherzo), però in Giappone pare proprio povera di mezzi. E' mediocre in un modo diverso. I programmi per bambini (Inai inai ba, Okaasan to issho ecc) sono in proporzione fatti molto molto meglio di quelli per adulti.

Alla fine niente stasera ho affittato Ralph Spaccatutto da Tsutaya: dieci volte meno famoso di Frozen e dieci volte più divertente. E accorgendomi della cosa mi è venuto un po' l'astio.

martedì 26 agosto 2014

Recidivo

Lo so non dovevo, ma alla fine ci sono ricascato. Sono di nuovo andato a leggere un gruppo facebook di italiani in Giappone. Avete ragione, non ha senso farsi del male così però speravo in un miglioramento, qualcosa. E invece.

https://www.facebook.com/groups/137443376324016/permalink/728352440566437/

Con tutto il rispetto per l'autore, che tra l'altro conosco pure, però basta a dì le cazzate dai veramente. Ma quale diamine di problema si può avere a farsi dare le ferie in Giappone? Quando mai ti possono essere negate se le chiedi con un cospicuo anticipo e eviti periodi "caldi"? Tanto più che noi in quanto gaijini e stranieri possiamo appellarci alla differenza culturale e guardare il nostro superiore così



singhiozzando "Vorrei tanto vedere la mia famiglia in Italia una volta l'anno" (funziona sempre).
Ma mi spiegate che diamine di lavoro è quello dove "Un mio amico italiano al ritorno per un lutto dall'Italia, si é ritrovato licenziato"?? Che razza di contratto aveva? Cosa faceva per essere sostituibile così, su due piedi? Provava materassi? Faceva il soprammobile? L'uomo-sandwich?
O forse è un problema di comunicazione? "Secondo me non c'è la traduzione in giapponese della parola ferie, semplicemente perché non sanno neanche cosa siano." La parola ferie in giapponese c'è, anzi ce ne sono più d'una: le ferie canoniche sono yuukyuu, quelli in cui recuperi giorni di vacanza dove hai lavorato daikyuu, la mezza giornata è hankyuu ecc. Mò ho capito! Non sapevate come chiederle! Adesso lo sapete.

Non lo so, forse parlo dal mio paradiso bucolico del Kansai occidentale, però leggere ste cose mi smuove qualcosa (la cena forse). Perché poi si butta nel calderone di tutto dai "malvagy datory gyapponesi" alla "vyolazione dei diritti vmany". E allora come fai a negare?
Sì ci sono dei datori di lavoro di merda, anche in Giappone. Sì, in Giappone vengono violati anche dei diritti umani. Ma questo non c'entra un cazzo con le vostre ferie. Le ferie le chiedete e ve le danno e se non ve le danno... 
Ecco, se non ve le danno. Considero un caso simile molto raro perché in Giappone la manodopera scarseggia e non mi sembra saggio per un datore di lavoro farsi una brutta fama, ma tant'è, soffermiamoci un attimo.
Qui non c'è un organismo che protegga il singolo lavoratore. Dieci giorni di ferie all'anno sono pochini e doverli usare anche per le malattie è una merda, proprio una merda. Se le cose tra te e la tua azienda non vanno bene, la via più facile e veloce è trovarne un'altra. Anche questo è una merda.

Cosa voglio dire: esistono dei grossi, forse irrisolvibili problemi nel sistema. Aspetti che odio. Aziende da evitare. Lavori stressanti (non mi convinceranno mai a stare alle vendite). Tuttavia esagerare e mettersi a dire cazzate su fantasiose impossibilità di prendere le ferie in Giappone, elevando la cosa a norma e abitudine ovunque, sveglia lo spirito del bastian contrario che è in me. Magari bisogna trovare un compromesso (i giappi -uuuh ho detto giappi, ma che razzista che sono io- li ho sempre trovati disponibili a trovare un punto d'incontro), magari bisogna anche un po' battersene di quello che fanno i colleghi nipponici (onestamente cazzi loro, non voglio entrare nella loro testa), ma ricevere rifiuti o minacce alla richiesta di ferie? Mah. E se il discorso si sposta sugli straordinari allora mi chiedo perché se esco alle cinque di pomeriggio in treno non si respira, mentre alle otto è mezzo vuoto. Boh, saranno solo studenti, o arubaito.
Che poi pare che qualcuno mi paghi per difendere il Giappone, quando anche a me non farebbe mica poi tanto schifo allontanarmi dall'arcipelago. Però vedete eeh "i contratti con ferie in Giappone sono fantascienza" (almeno spero che il mio lo abbia scritto Olaf Stapledon), in Giappone prendere le ferie è "disonorevole" eh sì. "Neanche la Corea del Nord" già già.
E la voglia di rispondere è tanta, ma so che mi farei coinvolgere in lunghe e inutili discussioni, con gente che vede il Giappone in una maniera tutta sua e non cambierà idea. E improvvisamente mi rendo conto di avere cose più importanti da fare, più utili. 
 Tipo asciugare gli scogli giù al mare o contare le finestre del palazzo di fronte.

lunedì 21 luglio 2014

Shirahama

Ieri e oggi gitarella a Shirahama.
Mentre prendevo il sole in spiaggia la mia mente ha cominciato a vagare tra riflessioni sullo gnosticismo, differenza dei prezzi delle arance in campagna e citta' e momenti di puro vuoto.
Mi sono reso conto di tre cose: la prima e' che se fossi costretto ad aderire a una dottrina cristiana probabilmente sarei gnostico (poi vabbe' c'erano mille scuole diverse, bisogna vedere).
La seconda e' che, tra smartphone in giro e computer a casa, sono pochi i momenti in cui mi stacco dal costante flusso di informazioni internettiano, in cui mi permetto semplicemente di non pensare a nulla o di lasciare la mente libera di saltare da palo in frasca. Uno e' quando corro, ma li' per forza. Un altro e' quando sono disteso in spiaggia. Non so, l'ho trovato un po' zen: lo zen e l'arte di prendere il sole.
La terza e' che le arance costano molto meno in campagna che in citta' e quindi, dopo i giorni del mitico Cygnus, e' forse giunta l'ora di comprarsi un nuovo mezzo di locomozione.

mercoledì 16 luglio 2014

Coppa d'Asia

Archiviato il triste mondiale brasilero m'e' rimasta addosso una strana voglia di calcio, tanto che ho iniziato persino a interessarmi di J-league.
A livello internazionale pero' il prossimo appuntamento di un certo livello e' la Coppa d'Asia, programmata per i primi di Gennaio in Australia. Al di la' del fatto che non capisco perche' l'Uzbekistan sia stata messa tra le teste di serie e la Corea del Sud no, il Giappone trova un gruppo molto facile con Palestina, Iraq e Giordania (l'unica che forse potrebbe dare qualche minimo problema). Mi aspetto che i nostri superino questa fase senza fatica.
Ai quarti di finale probabilmente affronteranno Bahrain o Emirati Arabi Uniti e poi chissa'.
E tutto cio' mi riporta alla mente le coppe d'Asia del passato, almeno quelle che ho visto, dove ero in quegli anni e cosa facevo.

La prima che riuscii a seguire fu quella del 2004 in Cina. Vidi solo la finale: me la feci registrare perche' la passavano sul satellite e poi me la godei una volta tornato a casa da Venezia (ero al primo anno della specialistica sigh), il giorno successivo. Avevo fatto di tutto per non venire a sapere il risultato (era stato facile vista l'attenzione nulla dei nostri media verso il calcio asiatico) e quella sera ero proprio frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero. Grande esultanza al goal del vantaggio nipponico (anche se la fase acuta era terminata ero ancora discretamente giappominkia) quando al telefono mi chiama non il ragioner Filini, ma la mia ragazza dell'epoca.
Smack smack ciao amore come stai, come va, come non va.
"Sai sto guardando la partita del Giappone adesso!"
"Ah si' quella dove e' successo il casino"
"Eh?"
"Ma si' quella dove il tipo ha segnato il gol di mano, cosi' il Giappone ha vinto e ci sono state un sacco di polemiche"
"NOOOOOOOO PERCHE' ME L'HAI DETTOOOOOOOOO"
Puttana Eva oh, neanche sapeva dove stesse di casa il calcio lei e proprio il risultato della finale della Coppa d'Asia doveva venirmi a dire!



Fast forward al 2007. Dopo l'epoca d'oro dell'universita' era tristemente iniziata l'epoca di merda della disoccupazione. Dopo la Keio, il Giappone (o quello che pensavo fosse il Giappone) mi era rimasto nel cuore e la volontà di tornarci era sempre più forte. L'Italia era il Paese che bene o male tutti conosciamo e di spazio per laureati in Lingue Orientali ce n'era proprio poco. Nell'amaro far nulla di quei giorni ebbi tutto il tempo di guardarmi le partite sulla tv in streaming. Asiatico molto sotto tono per il Giappone, ricordo abbastanza bene l'ultima partita della prima fase contro il Vietnam. I vietnamiti facevano un po' tenerezza, correvano come matti e passarono anche in vantaggio, ma poi l'esperienza ebbe la meglio e il Giappone vinse 4-1. Il seguente quarto di finale con l'Australia fu di una noia micidiale, ma il Nippon vinse ai rigori. Le successive sconfitte con Arabia Saudita e Corea del Sud lo portarono a piazzarsi in quarta posizione mentre il magggico Iraq compiva un'impresa senza precedenti e portava a casa la coppa.


 Nel 2011 ero già a Takasago da tre anni. Il mio amore per il Giappone si era trasformato in odio, questo odio aveva raggiunto lo zenit del 2009 per poi diminuire l'anno successivo e infine stabilirsi a livelli più moderati. In tutto ciò comunque ne avevo le palle piene e della nazionale di calcio giapponese non me ne poteva fregare di meno. Saltai la coppa d'Asia a pié pari, ma vidi la finale: l'Australia si mangiò tipo dieci goal e alla fine fu infilata da Tadanori Lee (molto bello il tiro al volo).


E questa nuova Coppa d'Asia? Questa mi trova ancora nel Kansai, stavolta accasato e con figlia, in una situazione decisamente migliore di quella degli anni passati a livello mentale e professionale. Certo che a volte manderei tutto volentieri a fanculo, ma quello forse mi succederebbe in qualunque Paese al mondo. I giapponesi li prendo così come sono, un po' ironizzo e molte cose mi fanno sempre cascare le braccia, però con tutto questo tempo passato qui forse comincio a interiorizzare e a diventare simile a loro.

Resistance is futile. You will be assimilated.


Ma magari anche no.

mercoledì 25 giugno 2014

Lo strazio è finito


 Oooh e non se ne poteva più di vedere ore di interviste al cane della vicina di casa della nonna di Honda o al primo compagno di stanza del cugino del nipote del fratello di Endo. Minchia la tv ha sfracellato veramente i maroni con questi mondiali, pure in Italia ci sono programmi abominevoli, ma almeno parlano di calcio, qui invece (come anche per le Olimpiadi) son tutti tesi a far vedere che "siamo tutti una grande famigghia".
4 pappine dalla Colombia e via tutti a casa. Ora diamo spazio a programmi culturali please.


sabato 19 aprile 2014

Saint Seiya Next Dimension: parliamone


Pericolo SPOILER! Siete avvisati.

Se in Giappone dite di essere appassionati di manga e anime la domanda immancabile del vostro interlocutore sarà: quali sono i tuoi manga/anime preferiti? Da parte mia, dato che Gigi la Trottola qui lo conoscono solo i cinquantenni, svio sempre su Captain Tsubasa e Saint Seiya, che so essere brand conosciuti e riconoscibili (a differenza di altri che pure ho adorato, come il Violinista di Hamelin o Bakuretsu Hunter).
Grandissimo. L'anime invece stravolse storia e personaggi per cui lo lasciai perdere.
 E in effetti Saint Seiya, al di là della passione durante l'infanzia, è stato per un periodo (1997-1998 circa) un incastro molto duro, tanto che spulciai per anni mercatini dell'usato in cerca dei fumetti della Granata Press arrivando a possedere tutti i numeri dalle case d'oro in poi (ovviamente dopo tutta questa fatica la Star Comics decise di ripubblicare tutta la serie mapporcaputt). Così anni prima che il grande pubblico ne fosse a conoscenza sapevo già tutto di Ade, Spectre e Guerra Sacra e della conseguente dipartita finale di Pegasus.
Nostalgiestrasse! Stima infinita anche per Cosmo, un mito nel curare la rubrica della posta
Però poi si sa come va, la storia era ormai finita, gli anni passarono e Saint Seiya venne messo da parte. Provai ad accostarmi a Episode G e Lost Canvas, ma avevano uno stile troppo diverso dall'originale ed erano prequel, non mi stimolavano. Inoltre uscirono in un periodo in cui la mia passione per i manga si era ormai definitivamente raffreddata.
E così che sorpresa ritrovarsi tra le mani questo Saint Seiya Next Dimension il VERO SEGUITO POST ADE UFFICIALE delle avventure dei cavalieri dello zodiaco. Comprai anni fa il primo numero in una libreria in Giap e lo apprezzai, ma poi prevedendo tempi biblici di pubblicazione lo lasciai da parte. Ora ho potuto continuare la lettura e completare i primi 5 numeri della serie.


Non entrerò nella trama approfonditamente, ma vorrei dare un'occhiata generale all'opera.
Prima nota dolente: Pegasus non è morto. Ormai sono abituato a continue e improbabili risurrezioni, ma dopo averlo visto infilzato come uno spiedino avevo sperato che finalmente qualcuno avesse avuto il coraggio di far schiattare il protagonista della storia. Ma che! La lama di Ade infatti era solo una lama spirituale, che uccide sì, ma solo dopo tre giorni, giorni in cui gli avversari si dispereranno e piangeranno per aver conosciuto il Re di Hokuto (ah no quello era un altro).
Parte così l'ennesima corsa contro il tempo che vede stavolta protagonista Lady Isabel e il redivivo Andromeda (che sarà poi seguito dagli altri cavalieri di bronzo). Qual è il piano geniale per salvare Rei Pegasus? Ma ovviamente andare a trovare il dio del tempo Crono, convincerlo a farsi spedire indietro nel tempo alla passata Guerra Sacra di 243 anni fa e lì distruggere la spada di Ade in modo che non esista nessuna spada. Già qui mi vengono in mente due o trecento paradossi temporali che si formerebbero, ma i nostri non si curano degli avvertimenti di Crono e partono alla volta del passato.
Nel frattempo (?) nel passato i cavalieri d'oro sono in subbuglio perché la guerra contro Ade è alle porte e loro non hanno ancora trovato la reincarnazione di Atena che deve guidarli. Ma il lettore sornione a questo punto sorriderà: adesso arriva Atena dal futuro, tutto a posto no?
No, perché per uno scherzone di Crono Lady Isabel torna in forma di neonata con Andromeda che se ne casca da tutta altra parte. Lady Isabel neonata però piomba proprio sotto la statua di Atena Nike, ai piedi del gran sacerdote dell'epoca. Vabbé più o meno ce la caviamo lo stesso no? No e qui cominciano i WTF.
Il gran sacerdote da par suo sapete che fa? Tenta di uccidere Atena. Adesso voglio dire, passi Arles, una volta un traditore può capitare, ma non sarebbe ora di controllarli un po' meglio questi gran sacerdoti? Ma andiamo avanti.
Il cavaliere di Virgo, Shijima, salva Isabel e la situazione, ma solo per trovarsi subito di fronte al cavaliere dei Pesci, Cardinale, che esattamente come il suo successore è un traditore carogna. Shijima, ferito gravemente riesce a scappare, novello Micene, con la bimba tra le braccia e invia a Sion dell'Ariete un messaggio telepatico chiedendogli di avvertire gli altri cavalieri d'oro del tradimento (Sion esattamente come il grande Mur è insieme a Shijima l'unico ad avere poteri telepatici dei cavalieri).

Andromeda intanto incontra Tenma, il cavaliere di Pegasus di questa era, e dopo un amichevole scambio di cartoni sulle gengive lo convince di provenire dal futuro e di essere qui per trovare Atena. Percependo il cosmo di lei in cima alle case dello zodiaco partono per raggiungerla. Ma figurarsi! Ade sceglie proprio questo momento per attaccare e manda all'attacco i suoi Spectre capeggiati da Suikyo, ex cavaliere del Cratere, maestro di Tenma e traditore. 

Maria Ozawa, anche lei nata sotto la costellazione del Cratere.
Sion ci pensa un po', poi lascia passare i due ragazzi e si prepara a dar battaglia a Suikyo e gli altri servi di Ade.
Arrivati a questo punto appare sempre più chiaro come la salita alle case d'oro di Tenma e Andromeda da una parte e Suikyo e gli Spectre dall'altra, sia un remake da un lato della battaglia del santuario di Pegasus e degli altri cavalieri di bronzo (serie classica), dall'altro di quella tra Gemini, Capricorn e Aquarius diventati Spectre e i cavalieri d'oro superstiti (serie di Ade).
Le citazioni sono benvenute, ma il problema è che fino alla casa del cancro (dove sono arrivato) le cose si svolgono nella stessa identica maniera:
Ariete viene sconfitto, ma sopravvive e vabbé.
Toro muore, ma muore restando in piedi (uguale identico al suo successore, possibile poveracci che debbano fare tutti la stessa fine?)
Arrivati alla casa dei gemelli Tenma e Andromeda si ritrovano nello stesso identico labirinto già affrontato nella prima serie, con tanto di sdoppiamento della casa. Ovviamente il cavaliere dei gemelli è anche qui uno schizofrenico dalle due personalità.
Al cancro mi sono cominciate a cascare le braccia: anche lui (questo si chiama Deathtoll) ha la casa infestata da teste umane, come il suo successore Deathmask. Non solo, è pure brutto come la fame! Almeno il Cancer che conosciamo aveva un aria da Aran Banjo un po' fascinosa (e un'armatura secondo me bellissima), ma possibile che Kurumada debba sempre trattare coi piedi questo segno? Possibile che cavaliere del cancro debba sempre essere uno schifoso doppiogiochista sadico? Ma dove li scelgono gli aspiranti, a X-Factor? Anche qui siamo di fronte a un altro cialtrone che farà una fine ingloriosa.
Per quanto ho visto sinora il mio voto per questo fumetto è 6,5. Voglio dire l'idea del viaggio nel tempo è intrigante (nonostante le assurde implicazioni, ma vediamo come finisce) e sullo sfondo si colgono degli sviluppi interessanti (c'è Crono, Lady Isabel incontra Artemide e chissà che non venga fuori Zeus). Però perché i cavalieri d'oro devono essere sempre uguali a sé stessi? Il traditore stavolta non poteva essere chessò Toro? Perché ridurli a delle parodie? Comunque sono usciti altri numeri, per cui con molta calma la lettura andrà avanti. Speriamo bene.

venerdì 11 aprile 2014

Pino Scotto ospite al Tonari Shinbun

L'altro giorno un conoscente mi ha chiesto un parere sul j-pop. Visto il tenore della domanda ho deciso di passarla al mio amico Pino Scotto.


Ciao cosa ne pensi della musica J-Pop? A me piacciono tantissimo gli Smap e gli Arashi e trovo che anche le AKB48 siano grandi e faranno un sacco di strada. Che ne pensi?

Sì un sacco di strada… un sacco di… te lo dico io su che strada vanno (risatina). Cioè ragazzi ma è allucinante e la gente impazzisce per sta… per ste sgallettate, coi vecchi bavosi dietro che potrebbero essere le loro figlie! Fate schifo! Fate schifo veramente! E sti altri pagliacci arasci… arosci, sti froci del cazzo hai capito che sono dieci anni che rompono i coglioni con le loro canzoncine di merda e non sanno neanche cantare, non suonano, non cantano, ma che cazzo ci stai a fare sul palco. E fanculo pure a quegli altri lì, gli smap che una volta erano rincoglioniti e adesso sono vecchi e rincoglioniti (risata). E mentre ste… sti coglioni ci prendono per il culo, la gente si ammazza di lavoro e si spezza la schiena e ogni… ogni tanto ne trovi uno sotto a un treno che non ce la fa più, cioè ma questo è un paese di merda! MA ROBA DA PAZZI VERAMENTE! MA ANDATE A FARE IN CULO! Vai Jack.

sabato 29 marzo 2014

Balle di fieno per la blogosfera

Che tristezza la blogosfera di questi tempi. Di blog ne seguo ancora alcuni, Il Doc e Uriel sono i più prolifici, il Morto del Mese ha avuto un periodo di silenzio ma pare essere tornato in buona forma. Anche Mattia aggiorna costantemente, ora dalla Repubblica Ceca, dove è tornato dopo i suoi anni in Giappone. Idiota Ignorante ogni tanto regala qualche perla, ma il ritmo si è fatto purtroppo molto lento, Zwei è della serie pochi ma buoni (molto belli i post storici) e pure il Duca, quando non parla di coniglietti o incensa Gamberetta, sa tirare fuori post interessanti.
Ma questi sono tutti blog di gente che non ho mai frequentato, leggo e basta (a parte un po' Mattia). Tutti gli altri, quelli a cui partecipavo più o meno direttamente o i cui autori ogni tanto facevano capolino sul Mainichi 3, sono dismessi o praticamente zombie. Clamoroso il caso di Albino, che per anni ha allietato le mie ore da programmatore: ultimo aggiornamento a novembre dell'anno scorso. Su un blog, quando cominci a scusarti per l'assenza, è l'inizio della fine. Adesso pare sia sempre in viaggio e viva praticamente su un aereo. Ma chi se li scorda i post polemici e un po' populisti fonte di infinite discussioni nei commenti? E la volta che tolse i voti agli stessi commenti perché la gente dava pollice verso ai suoi? LOL! Ma la più bella fu quando spalò ettolitri di merda sui delegati della Regione Basilicata che si facevano le vacanze a sbafo in Australia per un evento-fuffa e due post dopo veniva a chiederci "Devo fare una riunione di due ore in Giappone, che ne dite se invento qualche cazzata e mi faccio dare una settimana?" Ahahahah mito!
Anche la battaglia sulla cucina italiana e giapponese tra me e lui è un capitolo impossibile da dimenticare. Devo ammettere che la mia risposta fu totalmente sballata, sarebbe stato molto più efficace dire le cose come stanno, ovvero che la cucina italiana non esiste. Ma questa è un'altra storia. Mi chiedo anche se il blog su splinder (precedente a mondoalbino) l'abbia salvato da qualche parte, sarebbe un peccato averlo perso.
Ma oltre ad Albino possiamo ricordare altri: Giappo Pazzie per esempio, interessante finestra polemica sul Giappone contemporaneo. Molte cose sacrosante, certo che a volte pensavi cristo ma capitano tutte a lui?? Mai avuto nemmeno la metà dei problemi che descrive nei suoi post, però oh non è che dubiti della parola eh. Pare essere impegnatissimo nel lavoro, ma per il resto non saprei. Emi e Ege li ho seguiti un po' a singhiozzo, ma una volta siamo andati al mare insieme a Maiko. Anche qui il blog ormai latita, ma quest'anno, dopo una lunga esperienza nipponica, torneranno in Italia. Beati loro che possono spostarsi con relativa facilità. Sirdic e il suo uccellone non si fanno sentire dall'inizio dell'anno scorso e poco dopo se ci mettiamo dentro anche l'altro sito; bh3o81, che ogni tanto commentava sul Mainichi 3, ha addirittura cancellato il blog. Kitsune999 di scrivere ne aveva già le balle piene anni fa per cui la situazione purtroppo non è cambiata. L'unico che resiste imperterrito è Andrea, lui sì una persona che frequento ancora, per quanto la distanza ci permetta di farlo solo via Skype (e ora che siamo entrambi accasati neanche più di tanto). Il blog è interessantissimo, l'ho visto linkato spesso su gruppi di Facebook o altri blog, ma ha un taglio molto professionale per cui sono costretto ad astenermi dallo sparare cazzate (non che ce ne siano molte occasioni).
Rimangono figure leggendarie tipo Akanishi o Eppolsenchampagne, coi loro blog perduti nell'etere, quello di Eppols in particolare me lo ricordo spassosissimo, ma a un certo punto mise la password e finì lì. Notizie di qualche anno fa e di terza mano lo davano in USA accasato con un'indiana, ma vai a sapere.
E Tonariuzzo? Tonariuzzo come vedete c'ha i suoi periodi ogni tanto sta zitto 3 mesi, poi pubblica 5 post in una botta, poi riscompare. Ma è sempre vivo, se la passa in quel di Kobe in attesa di trovare il suo posto al sole.

Al giorno d'oggi tutta l'attenzione è sui gruppi di Facebook, niente di male per carità, ma preferisco un relativo anonimato, mi sento un po' più libero di scrivere quello che mi pare. E la blogosfera, almeno la parte che frequentavo io, intanto galleggia un po' nella tristezza. Mi ricorda un po' i vecchi canali IRC, i server sono ancora là, ma non c'è rimasto praticamente nessuno. Torneranno i "tempi d'oro"? Non credo, le strade si sono interesecate per un breve periodo (anche un po' a causa del terremoto del 2011), ma non assisteremo più all'esplosione di commenti di qualche anno fa. Oggi se una persona vuole sapere come si vive in Giappone, chiede sui social network, non viene più a spulciarsi i blog dei residenti. Del resto è un modo molto più efficiente.
Il Mainichi continuerà a vivacchiare come ha fatto fino a oggi. Forse un giorno lontano ci sarà spazio per una nuova appassionante avventura, ma al momento attuale nulla lo lascia presagire. Fino ad allora saremo sempre qui.
The sound of the Gion Shōja bells echoes the impermanence of all things; the color of the sāla flowers reveals the truth that the prosperous must decline. The proud do not endure, they are like a dream on a spring night; the mighty fall at last, they are as dust before the wind.

Vicino al mare



Akashi, vicino al mare.
Adoro questo scorcio, mi sembra di essere in uno qualunque dei posti in cui vorrei vivere, il Kyushu meridionale, Okinawa, Tanegashima o da qualche altra parte ai tropici.
E questa è la spiaggia


Non è male, non ci sono chioschetti, ma è abbastanza frequentata, in particolare da famiglie. C'è già chi ha cominciato la stagione dei picnic.
Le boe che vedete dovrebbero essere quelle delle reti per catturare i polipi, specialità del posto, e sono l'unica triste macchia a ricordarmi che sono ancora nel civilizzato Kansai. Appena inizia a fare caldo ho comunque tutte le intenzioni di recuperare il mare perduto negli ultimi anni.

giovedì 27 marzo 2014

Ma chi le scrive ste cazzate?


Ma chi le inventa ste cazzate? Però vorrei fare delle precisazioni, visto che in ogni dove i Sapientini Clementoni son sempre pronti a insegnarci quanto siano inefficienti e cazzeggioni i giapponesi.
Dal basso della mia esperienza in tre aziende e altrettanti ambienti diversi (ufficio, negozio, magazzino) posso dire che in ufficio effettivamente si può perdere molto tempo. Il computer è a portata di mano, google pure e non è un caso se il mio periodo d'oro di blogger risalga ai tempi in cui programmavo: la metà dei post li ho scritti a lavoro. All'epoca ero pure scapolone (a parte un breve periodo alla fine) e poco mi interessava di tornare a casa presto, non c'era nessuno ad aspettarmi. Come me ce ne erano altri, i ritmi potevano essere molto blandi.
In un negozio la musica è mooolto diversa. La gente entra e si deve far cassa, interfacciarsi coi clienti è necessario per la pagnotta, certo c'erano giornate sonnacchiose, ma il telefono poteva squillare in ogni momento e toccava starci con la testa o erano cazzi (prendevamo anche ordini per i bento che ci faceva il ristorante sopra, vietato sbagliare). Insomma non si poteva certo cazzeggiare su facebook o scrivere post. Si finiva alle nove di sera e non si prendeva il minimo straordinario per cui alle otto e mezzo cominciavamo a prepararci e scalpitavamo per chiudere tutto il più presto possibile. Ovviamente il resto del lavoro (ordini, arrivi ecc) doveva già essere bello che finito se no il giorno successivo ne avremmo sentite di tutti i colori. Alla faccia dell'inefficienza. Soprassediamo sui deliri natalizi e capodannizi dove, con tutte le cose da fare, sembrava di essere dentro una centrifuga. Al già citato ristorante (stessa azienda) credo fosse pure peggio.
Nel magazzino il ritmo continua ad essere serratissimo: anche qui si va un po' a periodi, ma specie nella prima metà del mese gli ordini sono molti e bisogna prendere i vini a portarli il più velocemente possibile ai furgoncini in partenza. Il tutto chiaramente riesce meglio se il magazzino è in ordine per cui è bene trovare tempo per mettere a posto. Nel frattempo arriva anche la merce da registrare... A novembre col beaujolais nouveau e soprattutto a dicembre stavo per andare fuori di testa, tra l'altro tra casse e cassette ci si spacca letteralmente la schiena col leader mai contento che ci sprona a essere veloci, più veloci e ancora più veloci che gli straordinari la kaisha ce li paga bene per cui BISOGNA TORNARE A CASA PRESTO. Io adesso ho una figlia per cui uscire alle 5 e mezzo di sera da lavoro è un piacere, mi dedico ad altro, alla famiglia, mi faccio i cazzi miei.

In tutto ciò, di persone che dormivano veramente sul lavoro ne ho incontrate due ed entrambe erano dei poveri ciccioni depressi senza speranza che si imbottivano di medicinali e per questo avevano il cervello dal blackout facile. Uno pare si sia pure un po' ripreso.
Indi la morale della favola è: i ritmi lavorativi dipendono dall'azienda e dal tipo di attività. Giapponesi inefficienti e pelandroni un cazzo, sanno essere dei perfetti feldmarescialli se vogliono. E in quei casi dormire è il miglior modo per farsi licenziare.

mercoledì 5 marzo 2014

Respect

Così, una cosa e l'altra, guardando la tv scopri che Akashi Sanma


- una sorta di boh Paolo Bonolis giapponese? - dopo essersi divorziato diversi anni fa dalla moglie


- Ootake Shinobu (mah) - ed essere (suppongo) passato attraverso varie storie, al momento attuale frequenta una certa Yuuki Makoto, PORNOATTRICE VENTITREENNE di belle... speranze.
Perché non parli?
Gente meno aperta di noi potrebbe pensare ahah sfigato! nerboruti Yakuza si trombano tua morosa da mane a sera coglione. Ma non noi: noi invece nutriamo grande stima per quest'uomo. Che cazzo volete che gli freghi se questa c'ha più uccelli di una voliera? A più di cinquant'anni  si tromba una pornoattrice pocò più che ventenne! Chiamalo scemo.
E ovviamente quando si parla di arte non può non venire in mente l'incommensurabile Nakanishi Rina. Purtroppo non abbiamo nuove da parte sua, ma siamo sicuri sia una madre modello.

Di sicuro allatta bene.


lunedì 3 marzo 2014

Carramba che sorpresa!

Oggi, come spesso facciamo, siamo passati da Tsutaya per noleggiare qualcosa.
Il problema è che non c'era veramente niente che volessi vedere, così preso dalla disperazione, mi è capitato tra le mani questo strano film, "The pirates". Io coi film sconosciuti e un po' trash, specie di ispirazione fantasy e storica, ci vado a nozze e poi pirati, perché no. Poi guardo sul retro della confezione e vedo "lingua italiana con sottotitoli in giapponese". Oibò un film sui pirati in italiano! Qui, dove di nostrano non arriva praticamente nulla! Così, incuriosito, l'ho preso.

Mi sono trovato davanti le prime due puntate condensate di una serie tv del 1999 intitolata in originale "Caraibi", regia di Lamberto Bava. Ma il trip più grosso è stato quando ho scoperto che uno dei due protagonisti, il Jack Sparrow de noantri se vogliamo, era quest'uomo:


Nicholas Rogers! Quello che faceva Tarabas su Fantaghirò! Il bel tenebroso col look metallone! Ma te pensa, un uomo di cui avevo accuratamente rimosso la memoria almeno almeno dal 2005!
La storia è un po' intricata e il film piuttosto scrauso: fossero stati gli episodi interi di tutta la serie forse me li sarei anche goduti, la regia un po' goffa mi ha infatti messo addosso una strana nostalgia. Però così, con due puntate mescolate e tagliuzzate e senza la minima speranza di sapere come finisce la vicenda, 100 yen mi sono sembrati pure troppi. Sorvolo sulle patetiche scene in CGI della nave (grasse risate), ma applaudo la scelta dello sceneggiatore di far morire subito il personaggio di Anna Falchi, vederla recitare è come sentire lo stridio del gesso sulla lavagna.

La domanda che rimane alla fine di tutto è: perché? Come è possibile che con tutti i film italiani e non che non ce la fanno ad arrivare qui, proprio questa serie, amputata e azzoppata, sia riuscita ad avere sottotitoli e doppiaggio giapponese e a ritagliarsi uno spazio da Tsutaya? E che penserà un povero giapponese che si noleggi il DVD per scoprire un film senza finale né (suppongo) seguito?

Comunque cercando in giro ho scoperto che alla fine Nicholas Rogers si è ritirato dalle scene e ora fa il decoratore di interni a Sydney. Eeeh il tempo passa! M'ha preso un po' di nostalgia, quasi quasi mi riguardo Fataghirò. Anzi aspettate: anche no.