lunedì 21 luglio 2014

Shirahama

Ieri e oggi gitarella a Shirahama.
Mentre prendevo il sole in spiaggia la mia mente ha cominciato a vagare tra riflessioni sullo gnosticismo, differenza dei prezzi delle arance in campagna e citta' e momenti di puro vuoto.
Mi sono reso conto di tre cose: la prima e' che se fossi costretto ad aderire a una dottrina cristiana probabilmente sarei gnostico (poi vabbe' c'erano mille scuole diverse, bisogna vedere).
La seconda e' che, tra smartphone in giro e computer a casa, sono pochi i momenti in cui mi stacco dal costante flusso di informazioni internettiano, in cui mi permetto semplicemente di non pensare a nulla o di lasciare la mente libera di saltare da palo in frasca. Uno e' quando corro, ma li' per forza. Un altro e' quando sono disteso in spiaggia. Non so, l'ho trovato un po' zen: lo zen e l'arte di prendere il sole.
La terza e' che le arance costano molto meno in campagna che in citta' e quindi, dopo i giorni del mitico Cygnus, e' forse giunta l'ora di comprarsi un nuovo mezzo di locomozione.

mercoledì 16 luglio 2014

Coppa d'Asia

Archiviato il triste mondiale brasilero m'e' rimasta addosso una strana voglia di calcio, tanto che ho iniziato persino a interessarmi di J-league.
A livello internazionale pero' il prossimo appuntamento di un certo livello e' la Coppa d'Asia, programmata per i primi di Gennaio in Australia. Al di la' del fatto che non capisco perche' l'Uzbekistan sia stata messa tra le teste di serie e la Corea del Sud no, il Giappone trova un gruppo molto facile con Palestina, Iraq e Giordania (l'unica che forse potrebbe dare qualche minimo problema). Mi aspetto che i nostri superino questa fase senza fatica.
Ai quarti di finale probabilmente affronteranno Bahrain o Emirati Arabi Uniti e poi chissa'.
E tutto cio' mi riporta alla mente le coppe d'Asia del passato, almeno quelle che ho visto, dove ero in quegli anni e cosa facevo.

La prima che riuscii a seguire fu quella del 2004 in Cina. Vidi solo la finale: me la feci registrare perche' la passavano sul satellite e poi me la godei una volta tornato a casa da Venezia (ero al primo anno della specialistica sigh), il giorno successivo. Avevo fatto di tutto per non venire a sapere il risultato (era stato facile vista l'attenzione nulla dei nostri media verso il calcio asiatico) e quella sera ero proprio frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero. Grande esultanza al goal del vantaggio nipponico (anche se la fase acuta era terminata ero ancora discretamente giappominkia) quando al telefono mi chiama non il ragioner Filini, ma la mia ragazza dell'epoca.
Smack smack ciao amore come stai, come va, come non va.
"Sai sto guardando la partita del Giappone adesso!"
"Ah si' quella dove e' successo il casino"
"Eh?"
"Ma si' quella dove il tipo ha segnato il gol di mano, cosi' il Giappone ha vinto e ci sono state un sacco di polemiche"
"NOOOOOOOO PERCHE' ME L'HAI DETTOOOOOOOOO"
Puttana Eva oh, neanche sapeva dove stesse di casa il calcio lei e proprio il risultato della finale della Coppa d'Asia doveva venirmi a dire!



Fast forward al 2007. Dopo l'epoca d'oro dell'universita' era tristemente iniziata l'epoca di merda della disoccupazione. Dopo la Keio, il Giappone (o quello che pensavo fosse il Giappone) mi era rimasto nel cuore e la volontà di tornarci era sempre più forte. L'Italia era il Paese che bene o male tutti conosciamo e di spazio per laureati in Lingue Orientali ce n'era proprio poco. Nell'amaro far nulla di quei giorni ebbi tutto il tempo di guardarmi le partite sulla tv in streaming. Asiatico molto sotto tono per il Giappone, ricordo abbastanza bene l'ultima partita della prima fase contro il Vietnam. I vietnamiti facevano un po' tenerezza, correvano come matti e passarono anche in vantaggio, ma poi l'esperienza ebbe la meglio e il Giappone vinse 4-1. Il seguente quarto di finale con l'Australia fu di una noia micidiale, ma il Nippon vinse ai rigori. Le successive sconfitte con Arabia Saudita e Corea del Sud lo portarono a piazzarsi in quarta posizione mentre il magggico Iraq compiva un'impresa senza precedenti e portava a casa la coppa.


 Nel 2011 ero già a Takasago da tre anni. Il mio amore per il Giappone si era trasformato in odio, questo odio aveva raggiunto lo zenit del 2009 per poi diminuire l'anno successivo e infine stabilirsi a livelli più moderati. In tutto ciò comunque ne avevo le palle piene e della nazionale di calcio giapponese non me ne poteva fregare di meno. Saltai la coppa d'Asia a pié pari, ma vidi la finale: l'Australia si mangiò tipo dieci goal e alla fine fu infilata da Tadanori Lee (molto bello il tiro al volo).


E questa nuova Coppa d'Asia? Questa mi trova ancora nel Kansai, stavolta accasato e con figlia, in una situazione decisamente migliore di quella degli anni passati a livello mentale e professionale. Certo che a volte manderei tutto volentieri a fanculo, ma quello forse mi succederebbe in qualunque Paese al mondo. I giapponesi li prendo così come sono, un po' ironizzo e molte cose mi fanno sempre cascare le braccia, però con tutto questo tempo passato qui forse comincio a interiorizzare e a diventare simile a loro.

Resistance is futile. You will be assimilated.


Ma magari anche no.