venerdì 19 dicembre 2014

Prendete, bevete, questo è il mio sangue

Sono il primo a considerarmi un impedito nel servizio, in particolare se devo farlo davanti a qualcuno, e proprio per questo ho sempre evitato di lavorare in bar e ristoranti (con rare eccezioni). Però oggi mi è capitato un esempio di mongoloìdia difficilmente credibile.

Sono quasi le cinque in ufficio e mentre faccio di tutto per finire le mie cose per tornare a casa presto (purtroppo fallendo miseramente) una collega mi passa la telefonata di un cliente. Il problema: non riescono ad aprire una bottiglia. Non è la prima volta che mi capita, quando lavoravo all'enoteca una signora aveva chiamato per una questione simile, però allora si trattava di una bottiglia di Dauvissat (o forse Raveneau, non ricordo) cioè una di quelle col tappo ricoperto di cera (al posto della più comune capsula di alluminio). Una persona non abituata effettivamente può rimanere spiazzata. Meno comprensibile il genio che invece aveva tentato di aprire il lambrusco frizzante (col tappo a fungo) usando un cavatappi, ma soprassediamo.
Però almeno qui si trattava di privati, non di un locale provvisto di sedicente sommelier.
"Pinco Pallino vuole sapere come si fa ad aprire la bottiglia di Stracciacazzo di Montebarboso perché il tappo non è né stelvin, né sughero." mi spiega brevemente la collega.
Un grosso punto interrogativo si materializza sulla mia testa. Lo Stracciacazzo dovrebbe avere proprio il tappo stelvin, cioè a prova di ritardato: tieni fermo con una mano, giri con l'altra e voilà. Del resto che dovrebbe avere, il tappo di vetro come certi porto? O magari quello in plastica tipo Sileni?

Cioè questo qua.
Alzo la cornetta e mongol casa mi aspetta.
"Guardi lo Stracciacazzo ha proprio il tappo stelvin, lo gira e via." spiego
"Ma vede il nostro sommelier non è riuscito ad aprirlo." ribatte il cliente.
"Mah sa può capitare di trovare una bottiglia col tappo difettoso, a volte girano a vuoto e ci vuole molta forza per riuscire. E' ancora chiusa?"
"Sì."
"Beh allora se vuole ce la restituisce, la rimborsiamo."
Momento di silenzio.
"Sì ma vede" pausa imbarazzata "In realtà la bottiglia è un po' sporca: il sommelier quando ha visto che non riusciva ad aprirla ha tirato fuori il coltellino del cavatappi e ha provato a tagliare la capsula, ma purtroppo gli è sfuggito e si è ferito alla mano. Adesso l'etichetta è sporca di sangue eheh (risata imbarazzata)."
"LooooL no cioè mi scusi se rido, ma davvero cioè..."
"Ma lei allora mi garantisce che il tappo è stelvin e va solamente girato?"
"Guardi al cento per cento."
"La bottiglia allora possiamo restituirla, anche se è sporca? E poi ha anche dei tagli sulla capsula."
"Non si preoccupi asd poi ce la vediamo con l'importatore."

Io mi domando quale sommelier possa mai avere la grande idea di provare a tagliare un tappo stelvin (ben più duro della capsula di alluminio) col coltellino, veramente. Era diplomato al Cepu? Se vedi che gira a vuoto, la bottiglia è evidentemente fallata: te la metti via e al cliente offri qualcosa di diverso. Posso solo immaginare che fenomenale figura di merda può avere fatto questo tipo, magari al tavolo davanti a una coppietta in amore o a una famiglia in uscita settimanale.
Domani questa bottiglia ci torna, voglio proprio vederla. Nel frattempo ho avuto modo di avvertire l'importatore il quale, preoccupatissimo, ha telefonato al locale e ha espresso le sue profonde scuse per l'accaduto. Cioè vedete? Io italiota mi so fatto una risata e non mi è passato nemmeno per l'anticamera del cervello di scusarmi, lui giappo invece... Quando si dice che il mondo è bello perché vario.